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Le Carte e la Storia, rivista della Società per gli studi di storia delle istituzioni, è uno strumento di lavoro e di aggiornamento dedicato alla storiografia storico-istituzionale e ai suoi sviluppi, con speciale attenzione al suo rapporto con il patrimonio delle fonti. Il periodico sviluppa riflessioni di vasto respiro sulla storia delle istituzioni; raccoglie spogli sistematici di storia medievale e storia delle istituzioni moderne e contemporanee, elaborando schede che censiscono un ampio panorama della recentissima produzione libraria; offre analisi e segnalazioni degli strumenti per la ricerca, in particolare dei siti internet utili allo storico delle istituzioni; informa su convegni, seminari, gruppi di lavoro, riordinamenti archivistici e pubblicazioni di fonti.

Direttore

Guido Melis

Vicedirettori

Francesco Di Donato, Antonella Meniconi, Marco Meriggi

Comitato scientifico

Paolo Alvazzi del Frate, Livio Antonielli, Agostino Attanasio, Marc Olivier Baruch, Francesco Bonini, Sandro Bulgarelli, Mario Caravale, Paola Carucci, Madel Crasta, Piero Craveri, Werner Daum, Francesco Di Donato, Marina Giannetto, Enrico Gustapane, Filippo Liotta, Luigi Londei, Luca Mannori, Dora Marucco, Aldo Mazzacane, Antonella Meniconi, Claudio Meoli, Marco Meriggi, Vincenzo Pellegrini, Carlos Petit, Nico Randeraad, Andrea Romano, Francesco Soddu, Francesca Sofia, Donato Tamblè, Giovanna Tosatti, Isabella Zanni Rosiello

Coordinamento redazionale

Saverio Carpinelli (responsabile), Carlo Bersani, Leonardo P. D'Alessandro, Marco De Nicolò, Laura Di Fiore, Daniela Felisini, Alessio Gagliardi, Oscar Gaspari, Chiara Giorgi, Maurizio Griffo, Federico Lucarini, Daniela Manetti, Michela Minesso, Luisa Montevecchi, Leonida Tedoldi, Silvia Trani, Fernando Venturini, Francesco Verrastro, Giovanni Zanfarino

Articoli

Sono disponibili le norme redazionali.

Direzione e redazione

 c/o Dipartimento di Scienze documentarie, linguistico-filologiche e geografiche, Facoltà di Lettere e filosofia, Università Roma La Sapienza - This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Diritti e autorizzazioni

Per ogni contributo accettato per la pubblicazione su una rivista del Mulino gli autori devono restituire  alla redazione competente una lettera di autorizzazione, compilata e firmata. La mancata restituzione della lettera pregiudica la pubblicazione dell’articolo.

Le policies in materia di riutilizzazione degli articoli sono consultabili anche su Sherpa/Romeo.

Il Mulino adotta e promuove specifiche linee guida in tema di responsabilità editoriale.

***

Dall'Anvur (Agenzia nazionale di valutazione della ricerca universitaria), la rivista è collocata in fascia "A" nei settori di riferimento dell’area 12 (Scienze giuridiche) e per le aree scientifico-disciplinari: 11/A2 (Storia moderna),11/A3 (Storia contemporanea) e 14/B1 (Storia delle dottrine e delle istituzioni politiche).

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Presidente

Guido Melis 

 

Consiglio direttivo

 

Marcella Aglietti

Livio Antonielli

Silvia Benussi

Madel Crasta

M. Chiara Giorgi

Sandro Guerrieri

Alessandro Isoni

Dora Marucco

Antonella Meniconi 

Marco Meriggi

Daniela Novarese

Andrea Romano

Sonia Scognamiglio

Francesco Soddu

Leonida Tedoldi

Giovanna Tosatti

Elena Vigilante

 

 

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La Società per gli studi di storia delle istituzioni, nata nel 1993, è aperta a tutti gli studiosi che abbiano dato contributi di valore scientifico alla ricerca in tema di storia delle istituzioni. 

Essa si propone la promozione degli studi di storia delle istituzioni valorizzando gli apporti alla materia che provengono dagli Archivi di Stato e dai funzionari pubblici e favorendo gli interscambi con i cultori di altre discipline. 

Particolarmente sensibile alle problematiche relative alle fonti, la Società intende stimolare la corretta conservazione e la valorizzazione degli archivi e delle biblioteche delle amministrazioni pubbliche e degli archivi e biblioteche privati riguardanti la storia delle istituzioni. 

La Società pubblica la rivista "Le Carte e la Storia" e organizza, ogni anno, un convegno su un tema di generale interesse individuato dall'Assemblea dei Soci.

 

Napoli 23-24 giugno 1995

Introduzione del presidente della Società, Guido Melis

A nome della Società per gli studi di storia delle istituzioni sento innanzitutto il dovere di ringraziare -in modo non formale- gli amici dell'Istituto Suor Orsola Benincasa e in particolare il professor De Sanctis. Queste prime giornate napoletane sulla storia delle istituzioni (le prime, voglio sottolineare, di una serie che immaginiamo lunga e ricca di contenuti) non si sarebbero potute tenere senza la loro comprensione e generosità. Grazie a loro, questa specie di debutto pubblico della nostra Società di storia delle istituzioni può avvenire con una "padrinato" così prestigioso, in un contesto scientifico tanto ricco, in una centro di cultura di dimensione europea come è Napoli, in un momento della storia del nostro Paese -se mi consentite- in cui riflettere di storia delle istituzioni e farlo proprio a Napoli non è privo di un significato più generale.

Mi scuserete però se, introducendo i lavori di queste nostre giornate, dedico poche parole a presentare la Società per gli studi di storia delle istituzioni (il Suor Orsola, specie qui a casa sua ma anche in generale, non ha bisogno di presentazioni, mi pare).

La nostra Società è nata ufficialmente l'anno passato più o meno in questi giorni. E' il risultato di una convergenza quasi naturale, ritengo, tra tre componenti culturali: circa i due terzi dei soci appartengono a vario titolo al mondo universitario, in prevalenza alle discipline storia delle istituzioni, storia del diritto, storia delle dottrine politiche e, in misura minore, alla storia contemporanea; provengono da vari atenei italiani, tra i quali quelli di Roma, di Firenze, di Torino, di Siena, di Napoli sembrano i più ricorrenti. Il terzo rimanente è in larga parte composto da operatori degli archivi, prevalentemente di Stato, in misura minore delle biblioteche, in misura ancora minore (e questo è un problema che dovremmo porci) dell'amministrazione dello Stato in genere.

Il progetto culturale che ha dato forma alla società ha subito, col passare dei mesi, una sua evoluzione. Quando siamo partiti, oltre un anno fa, pensavamo a qualcosa di molto più modesto: un semplice circuito di informazioni tra studiosi impegnati negli stessi campi da punti di vista diversi, allo scopo di far cadere le assurde barriere che la divisione tra le discipline accademiche pongono troppo spesso alla circolazione dei risultati della ricerca. Strada facendo ci è sembrato però che la società dovesse configurarsi diversamente dalle tradizionali forme di aggregazione interaccademica, aprendosi al contributo alla pari con gli operatori culturali che più da vicino hanno a che fare con la storia delle istituzioni. Infine, poiché uno scopo della società era ed è, sin dai primi progetti, anche quello di salvaguardare e valorizzare la memoria storica delle istituzioni, concorrendo a sollecitare in esse un senso più maturo e diffuso dell'identità storica, è sembrato naturale fondare la società col contributo di funzionari pubblici e degli enti pubblici. Queste quattro componenti si sono fuse, a me sembra, in modo efficace in questi primi mesi di vita della società, e il primo numero della rivista-bollettino "Le Carte e la Storia" mi pare dia un'idea di quali potenzialità future può ancora riservare questo felice incontro di esperienze e di punti di vista.

Le giornate di studio di oggi e domani non sono per noi un impegno occasionale ma costituiscono il tentativo di avviare una riflessione non contingente, destinata a proseguire nei prossimi mesi (approfondendo -mi auguro- la collaborazione con il Suor Orsola), sui problemi di metodo e di contenuto della storia delle istituzioni.

Negli ultimi anni -credo che su questo tutti concordiamo- gli studi di storia delle istituzioni hanno conosciuto anche nel nostro Paese significativi sviluppi. Ho altre volte ricordato. e lo voglio fare anche qui, l'accumulazione di ricerche, il crescente affinamento degli approcci metodologici, lo scambio sempre più intenso e proficuo con le storiografie straniere nel quadro di quell'indagine comparata delle istituzioni a livello europeo che conosce già i suoi primi momenti di aggregazione e che comunque sembra da più parti consapevolmente perseguita.

Per effetto di molti fattori, non ultimo -non sembri un paradosso- proprio la sua a lungo incerta identità accademico-disciplinare, la storia delle istituzioni ha finito per porsi come una disciplina di confine (noi diciamo: come il promettente crocevia culturale nel quale convergono contributi di provenienza anche molto distante l'uno dall'altro). Ne sono testimonianza le molte iniziative culturali in atto, la ricchezza degli sbocchi editoriali, il proficuo lavoro condotto sulle fonti, l'attenzione che le principali riviste di storia dedicano ormai ai temi storico-istituzionali.

Rispetto a questi segnali di vitalità, permane tuttavia una fisiologica fragilità, innanzitutto in termini di organizzazione della ricerca, e l'esigenza -che molti di noi sentono- di lavorare ad un rinnovato statuto della storia delle istituzioni, che non ne isoli contenuti e metodi ma esalti anzi il proficuo rapporto istituito in questi anni con altre aree disciplinari.

Questa prima occasione napoletana vuole appunto, semplicemente, avviare una riflessione, aprire un discorso nella speranza che diventi una consuetudine. Abbiamo scelto per questo due temi (gli studi recenti di storia delle istituzioni medievali, i rapporti Parlamento-Governo nell'Italia contemporanea) che, ognuno nella sua specificità, ci sono sembrati adatti a ragionare su quel contiene la cassetta degli strumenti (come si usa dire) degli storici delle istituzioni e sul rapporto tra il loro approccio e quello di altri profili disciplinari.

La forma che abbiamo voluto dare -d'accordo con De Sanctis- a questo primo appuntamento è quella, molto semplice, di due tavole rotonde, aperte eventualmente a qualche intervento dal pubblico, di chiarimento o di integrazione. Ringrazio qui tutti gli amici che hanno accettato di intervenire, tutti voi che avete voluto essere presenti, ed auguro a tutti noi un lavoro proficuo. Grazie. 

 

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Articolo 1

E' costituita l'Associazione culturale denominata "Società per gli studi di storia delle istituzioni", con sede in Roma. L'Associazione ha durata illimitata. 

Articolo 2 

L’Associazione non ha fini di lucro e ha lo scopo di: 

a) promuovere gli studi di storia delle istituzioni dell'età medievale, moderna e contemporanea, valorizzando in particolare l'apporto degli Archivi pubblici;

b) favorire i rapporti degli storici delle istituzioni con giuristi, economisti, sociologi, politologi ed altri studiosi delle istituzioni; 

c) sollecitare l'apporto dei funzionari pubblici agli studi di storia delle istituzioni; 

d) promuovere la conservazione e la valorizzazione degli archivi e delle biblioteche delle amministrazioni pubbliche; 

e) promuovere l'individuazione e la valorizzazione degli archivi privati interessanti la storia delle istituzioni; 

f) garantire la circolazione delle notizie sulle ricerche in corso, favorendo i rapporti fra gli studiosi italiani e stranieri. 

L’Associazione è aperta a tutti gli studiosi che abbiano dato contributi di valore scientifico alla ricerca in tema di storia delle istituzioni e a tutti gli Enti pubblici e privati e le persone giuridiche e fisiche che perseguono le finalità proprie dell'Associazione. 

L‘Associazione pubblica un bollettino periodico, nel quale sarà data notizia delle ricerche in corso in Italia e all'estero ed organizza un convegno annuale su un tema di generale interesse individuato dall'assemblea dei soci. 

Articolo 3

I soci si distinguono in:

-Soci Fondatori

-Soci Ordinari 

-Soci Onorari.

Soci Fondatori sono coloro che hanno partecipato alla costituzione dell'Associazione o coloro ai quali tale qualifica è attribuita con delibera del Consiglio Direttivo, in considerazione di particolari meriti nei confronti dell'Associazione.

Soci Ordinari sono coloro che partecipano all'attività dell'Associazione; essi sono ammessi dal Consiglio Direttivo.

Soci Onorari sono le persone che, per i loro meriti e per l'attività svolta, conferiscono lustro all'Associazione.

È espressamente vietata qualunque partecipazione temporanea alla vita dell'Associazione. Torna su

Articolo 4

Per aderire all'Associazione è necessario presentare domanda di ammissione al Consiglio Direttivo indicando nome, cognome, luogo, data di nascita e residenza, se persona fisica, denominazione, sede e codice fiscale, se Ente o persona giuridica, nonché dichiarazione di attenersi al presente Statuto e alle deliberazioni degli organi sociali.

La qualifica di socio si perde per dimissioni, morosità nel pagamento dei contributi annuali, per lo svolgimento di attività inconciliabili con i fini e gli scopi dell'Associazione, nonché per gravi comportamenti che possano recare danno all'Associazione; in questo caso il Consiglio Direttivo decreta la perdita della qualifica di socio, su proposta dei probiviri, previa convocazione e audizione dell'interessato; avverso l'esclusione è ammesso ricorso. Torna su

Articolo 5

Le quote o i contributi associativi sono intrasferibili e non rivalutabili, ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte.Torna su

Articolo 6

Sono organi dell'Associazione:

- l'assemblea dei soci; 

- il Presidente;

- il Consiglio direttivo; 

- il Collegio dei Probiviri. Torna su

Articolo 7 

L'assemblea dei soci si riunisce almeno una volta l'anno, entro quatto mesi dalla chiusura dell'esercizio sociale o quando lo richieda un terzo dei soci.

Si riunisce, inoltre, ogni qual volta il Presidente ritenga necessario convocarla. 

L'assemblea è presieduta dal Presidente o, in sua assenza, dalla persona designata dagli intervenuti; l'assemblea nomina, altresì, un segretario.

L'assemblea può essere tenuta anche in luogo diverso dalla sede dell'Associazione.

La data, il luogo, l'ora e l'ordine del giorno dell'assemblea sono comunicati tramite qualsiasi mezzo idoneo ad assicurare la prova dell'avvenuto ricevimento, fatto pervenire agli aventi diritto all’indirizzo risultante dai libri sociali.

Per la validità delle riunioni è richiesta la presenza di almeno la metà dei soci in regola con i pagamenti delle quote sociali; sono ammesse le deleghe in ragione di cinque per ogni socio.

Ogni socio, sia persona fisica che non, ha diritto ad un voto. 

L'assemblea approva il bilancio, ratifica le ammissioni di nuovi soci ed approva il programma delle attività culturali; tali deliberazioni sono assunte con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei presenti. L'assemblea, inoltre, elegge il Presidente, i membri del Consiglio Direttivo ed i membri del Collegio dei Probiviri, con le maggioranze previste ai successivi artt. 8, 9 e 10.

Per le modifiche dello statuto occorrerà il voto favorevole di tanti soci che rappresentino la metà più uno degli associati (vedi successivo art. 11 maggioranza prevista nel vigente statuto). Torna su

Articolo 8

Il Presidente dell’Associazione è eletto dall'assemblea dei soci con la maggioranza dei due terzi dei presenti alla seduta.

Qualora nessuno dei candidati abbia ottenuto la maggioranza prescritta, si procederà, nella stessa seduta, al ballottaggio fra i due candidati che abbiano ottenuto il maggior numero di voti. 

Il Presidente dura in carica tre anni e può essere rieletto; rappresenta l'Associazione, convoca e presiede l'assemblea dei soci e il Consiglio Direttivo, stabilendo l'ordine del giorno delle sedute, esegue le deliberazioni dell'assemblea e del Consiglio Direttivo, cura l'amministrazione dell'Associazione; redige la relazione annuale di cui al successivo art.9, comma 3. 

Articolo 9 

Il Consiglio direttivo è composto da un numero di membri compreso tra 10 e 18 eletti dall'assemblea dei soci con la maggioranza assoluta dei presenti alla seduta.

I componenti durano in carica tre anni e possono essere rieletti. 

Le riunioni del Consiglio direttivo sono valide se è presente la maggioranza dei componenti e le delibere sono adottate con la maggioranza dei presenti. 

Il Consiglio direttivo predispone il progetto di bilancio; approva la relazione annuale sulle attività svolte e sulle iniziative da adottare per il perseguimento degli scopi sociali, redatta dal Presidente e da sottoporre all'approvazione dell'assemblea dei soci; delibera, salvo successiva ratifica dell’assemblea, l'ammissione di nuovi soci; determina l'importo della tassa di iscrizione e della quota annuale; propone le modifiche di statuto. 

Il Consiglio direttivo nomina nel suo seno un Tesoriere. 

Sull'ammissione dei nuovi soci il Consiglio direttivo delibera a maggioranza dei membri in carica. 

Articolo 10 

Il Collegio dei Probiviri è composto di tre membri eletti dall'assemblea a maggioranza assoluta dei presenti alla seduta.

I componenti durano in carica tre anni e non possono essere rieletti. 

Il Collegio dei Probiviri propone all'assemblea l'espulsione dei soci per gravi inadempienze degli obblighi assunti, poi stabilita dall’Assemblea, e la revoca del Presidente e dei membri del Consiglio direttivo per gravi negligenze nella gestione dell'Associazione. 

Articolo 11 

Le modifiche al presente statuto sono proposte dal Consiglio Direttivo o da un decimo dei soci. La proposta è messa all'ordine del giorno dell'assemblea ordinaria successiva, ovvero dell'assemblea straordinaria convocata a norma del precedente art. 7, comma 1 ed il testo viene allegato alla convocazione. 

Per l'approvazione della proposta di modifica dello statuto, l'assemblea delibera con la maggioranza della metà più uno degli associati, come precisato al precedente art. 7, ultimo comma. Torna su

Articolo 12

Il fondo comune o patrimonio sociale è costituito:

- dai contributi annuali degli associati;

- dagli eventuali contributi integrativi degli associati;

- da elargizioni, finanziamenti, contributi corrisposti da persone fisiche, nonché enti e soggetti pubblici e privati;

- da tutti i beni mobili ed immobili che saranno acquistati con i fondi dell'Associazione; al fondo comune si applicano le disposizioni degli articoli 37 e 38 del codice civile.

Qualsiasi altro contributo è riportato in bilancio.

Articolo 13

Non è ammissibile distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell'Associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge. Torna su

Articolo 14

In caso di scioglimento, per qualunque causa, l'Associazione ha l'obbligo di devolvere il suo patrimonio ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l'organismo di controllo di cui all'articolo 3, comma 190 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 e salvo diversa destinazione imposta dalla legge.

Lo scioglimento dell'Associazione è deliberato dall'assemblea con la maggioranza dei due terzi (2/3) degli associati; l'assemblea delibererà in ordine alla devoluzione del patrimonio e provvederà, altresì, alla nomina di uno o più liquidatori. 

Articolo 15

Per tutto quanto non previsto nel presente statuto, decide l'assemblea a maggioranza dei partecipanti, osservate le norme del codice civile e le normative che regolano le associazioni no-profit di cui al Decreto legislativo n. 460 del 4 dicembre 1997.

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Le Carte e la Storia

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